Ad Ischia l'estate sorge dal mare.Sbarca sulle apriche spiagge distese al bacio perpetuo delle 
onde, si insinua  attraverso  i sentieri  sgroppanti  nel  verde  e sfocia,  libera  e profumata, nei
paesi  già  trepidi  di  villeggianti.  Al  mattino  è  tutto  un  odore di salsedine che giunge sulle
pendici,  dove le viti si  abbracciano coi  tralci, e si  stempera nel forte odore della  nuda  terra,
elaborando  così  un'aria nuova, che sa di campagna ma non è campestre, che sente di alghe
ma  non è tutta  marina. È un aria lavata, mite, saporosa che dura sino a mezzogiorno. Poi, è
la volta  del  profumo di resina che nasce dalle chiome dei pini  che  si  dilegua a larghi respiri
salsoiodati. La sera  invece  rimane  sospesa in  una labile brezza di mare,carezzevole,che si
insinua  con  delicatezza,  blandisce  le  chiome degli oleandri, assume alito dei bucaville  per
ridistribuirlo  a larghe folate festose. È così che,  al tramonto, voi state seduto davanti a un bar
e, ad un certo momento, vi raggiunge un lontano prrofumo  di fiori che  resta  un attimo con voi,
ma  subito si dilegua perché sta sopraggiungendo, ad  ampie  falcate, il  respiro  delle  onde o
                             il sussurro di un coro di pini. Così è l'aria  dell'estate  isclana: mai eguale,
                             mai ferma, mai definita. Uno scrigno cinese che ad ogni  ora può  riservare
                             una  sorpresa. Ma  dove veramente il clima assume il privilegio  d'un  dono
                             della Natura, è  Barano, un largo, agghindato paese  che  si  giova  di  una
                             felice posizione, a duecento metri di altezza, tra il monte e il mare Barano
                             è,  forse,  l'unico centro  dell' isola  che va <<scoperto>>. Con le sue case
                             chiare  e  gaie,  vivace,  modesto  ed   assorto,  è  un  po'   come   il   fiore
                             contegnoso  che si acquatta  sotto le foglie per la segreta soddisfazione di
                             venire  scovato.  Disteso  fuori   dalla   costa,  all' interno,   ha   come  una
costituzionale  tendenza  alla   riservatezza.  Il   turista  che  pensa  di  essere <<preso>>  da  
Barano,  così  come  lo  è  d'empito, da Ischia, da Casamicciola, da Lacco e da Forio, si illude
Barano è, in  un  certo senso,  nascosto: bisogna  andarlo  a  sorprendere, oltre  Ischia,  di  là 
dai  Pilastri, affacciato  sulla  vallata  che  da Punta  Sant' Angelo  a Punta Putrelle, abbraccia 
questo scenario di  incomparabili  bellezze che mandò estasiato Renan. Questa  valle per  cui 
si  accede  a  quelle  minori, è  forse  la  più  bella.  Le ampie  costruzioni  che  da  lontano  vi 
guardano, testimoniano all'interno, in loggiati, cortili e  suppellettili   una  antica  gioia di  vivere
dissimulata  dall'este  compassato;  i  pendii   ricoperti   di   vigneti, tra    rocce   ingiallite   da 
interminabili  meriggi;  le  case  popolari  o  borghesi,  di  pietra  grigia,  conservano  al  paese 
quell'impronta  di  antichità,  quel  colore  solenne  di  vetrata  che, del  resto, è una  delle sue 
caratteristiche. È  in  questo  forse,  la  sua  distinzione,  quel  che  di  raffinato  e di  riservato  
che  lo  rende  diverso  e <<qualificato>>. Barano  ha, infatti,  molti
<<numeri>>,   come  dice, e  di  valore  umani,   naturali  e  storici.  
Sino  a  qualche  tempo addietro, i baranesi si ritenevanoi detentori
della <<intellighentia>> isclana. Dalle loro famiglie  naquero guiristi
medici ed  altri  prelati  di  chiara fama che,  in  terre  natia  e  fuori,  
seppero conferire lustro e decoro al paese. Agli uomini si  è alleata
la  Natura  che, sul  sisteso  incanto della spiaggia de Maronti,  ha 
creato un prodigio di sorgenti termali che si sbizzarriscono in una serie di sbalorditivi fenomeni 
geofisici. La marina  dei  Maroniti per unanime riconoscimento, la più bella del periplo costiero
ischitano,   vero  rifugio   e   di   quiete. Non  ha  il  chiassoso   vocìo  dei  lidi  frequentati  per 
snobbismo, non ha altoparlanti, orchestrine o rombi di fuoribordo, no ha niente di tutto  questo
prodotto  sofisticato  e  un po'  convenzionale  della  <<civiltà balneare>>. Ha  la  sostanza  il  
mare  verde, invitante, largo la rena soffice e bionda da  filtrare   tra  le  dita  assorte; e  il sole 
generoso,   primordiale,    pieno.   Tutt'intorno,   i   campi   quadrati   in   una    simmetria  da 
scacchiere.  In  fondo,  sulle  sorgenti  pendici, i  vigneti che si abbrustoliscono pazienti, per il 
diletto dei buongustai  del  vino da tavola. Le  sorgenti  prodigiose  di  Olmitello, dalle  quali  si 
estraggono i sali omonimi di cava Oscura.Qui, in  quest'ultima, voi  troverete  una gorgogliante 
polla  di  acque  dai  110  gradi  di  calore  e  un  metro più  in  là,  nella  stessa   grotta,  una  
scaturigine  tanto  fredda  che pare gocciolata da verghe di  ghiaccio  sotterranee. Ma è  nella 
<<'ndrezzata>>,  particolarmente,   che  risiede  la  fama  di  Barano.  Ecco,  uno  sente  dire 
<<'ndrezzata>>  e  subito  -  se  è  buongustaio  -  evoca   alla   mente   grondanti  catene  di 
                               mozzarelle  o  -  se  è  estesa  -  lunghe  trecce  di  capelli neri, lucidi  e  
                               fluenti.  Invece,  la   <<'ndrezzata>>   non  è  niente  di  tutto questo, ed 
                               anzi è qualcosa di profondamente  diverso. È  la  riviviscenza, attraverso 
                               una danza di spade, dei  combattimenti  che  gli  isolani  sostennero nel 
                               Medio  Evo  per  difendere  la  loro  terra  dagli  assalti  dei Saraceni. La 
                               <<'ndrezzata>>  non  si  vede,  non  si  sente,  non  si  impara.  Si   vive. 
                               Si vibra, riandando con l'immaginazione ai  tempi  in  cui  sorgevano  dal  
                               mare  orde  di  pirati  a  invadere l'isola, ai tempi  in cui Vittoria  Colonna 
                               si raccontava ardenti parole di  amore  con  Ferrante  d'Avalos,  e  l'isola
                               forse si chiamava  Enaria. Erano  i tempi, quelli, nei quali l'attaccamento
alla  terra  e  la  difesa  ad  oltranza  di questa, si manifestavano manovrando agilmente il ferro. 
E,  a  giudicare  dall' amore   con  il quale  a  Buonopane  si  tramandano  di  generazione   in   
generazione,  l' agile   perizia    per   eseguire   questa  danza  revocatrice,  bisogna  dire  che  
nel  Medio  Evo  gli   ischitani   ci   sapevano   fare  benissimo  alla  spada.  Il  costume  dello 
 <<'ndrezzatore>> si  compone di una casacca rosso vivo o verde chiaro,a seconda che  nella
danza  si  debba  sostenere  il  ruolo  del  maschio  o  della  femmina,  di   pantaloni   bianchi
limitati al ginocchio e di lunghi calzettoni di  filo.  I  danzatori  sono  generalmente  venti, dieci 
maschi  e  dieci  femmine  ( ma  anche  queste sono  impersonate  da  uomini).  Ciascuno  di  
essi  è  armato  di  una  spada di legno ed un mazzarello.Si dispongono ad inizio, tutt'insieme 
a  raggiera,  per  ascoltare  la  esortazione  del <<capo 'ndrezzata>>. Terminato - diciam così
 - il discorso, gli <<'ndrezzatori>>,  con  un  salto  felpato, si  dispongono  l'un contro l'altro, a 
coppie, brandendo in alto le spade. Ha inizio  la  danza: un  battito di  legni, accompagnato  e 
stimolato dal ritmo dei tamburi  e  dalle  note del clarino Ogni <<tempo>>(sono nove)dura due 
tre minuti, che certo devono sembrare  interminabili ai guerrieri che si agitano, evitano il colpo, 
saltellano,  passano al contrattacco, in  una girandola frenetica. E ad ogni attacco la farandola 
dei  colpi  di  spada  diventa  più  irruenta,  i  tamburi  rullano  come invasati, il clarino sembra 
scoppiare,  sì  che alla  fine  gli <<'ndrezzatori>> hanno gli occhi dilatatie un tremito di stanca 
soddisfazione  per  tutto  il  corpo. Uomini  abbronzati,  dal  polso  fermo  e  dalle  labbra forti,
fanciulle brune,  con gli occhi neri, ardenti,  appassionati, e  donne
magre, il volto asciutto, le mani raccolte  in grembo, assistono alla
<<'ndrezzata>>,    nei   giorni     di    festa,     vibratili,    accigliati, 
compartecipi.  È  la  loro danza,  quella  che  evoca  un  momento 
della  storia  dell'isola,  forse   il   più   importante.  Sono  tutti   gli  
antenati  che  rivivono  nel  febbrile scambio di colpi di spada. È un
avvenimento   sempre  notevole:  perciò   vi  assistono  in  raccolto  
silenzio,  trepidanti,  ansiosi  ed,  alla  fine  esplodono  in  un  applauso  che  ha tutto l'empito 
della  forte vitalità isolana. I baranesi vanno fieri della <<'ndrezzata>>.In essa,come ho detto è  
tutto  il  loro  temperamento  di   uomini   forti,  sani  e  riservati,  che  li  diversifica  dagli  altri 
abitanti    di    Ischia.   I    lacchesi,    i   casamicciolesi,   i  foriani   sono   -   come   dire?   -   
essenzialmente   balneari,  marinareschi,   estivi   i  baranesi,  invece,  tradizionalisti,  storici,  
atavici, integrali,  hanno  la   poetica   gravità, la dignità ospitale di persone  di antica schiatta. 
Sono i continentali  dell'isola, l'eccezione in  un  paese  di  mare,  la  sorpresa,  il  diverso,  la 
novità.  Sono,  in conclusione,  la nota diversa, ma necessaria  a creare l'armonia  dell'azzurro 
concerto  isolano. 
Home    -    'Ndrezzata    -    U'puntone    -    La storia    -    e-mail    -    IschiaGuide
Municipio Tel. + 081906711
Bassorilievo di epoca romana trovato a Nitrodi
Antica foto della spiaggia dei Maronti
Antico vicoletto dell'isola