È  nella  <<'ndrezzata>>, particolarmente, che risiede 
la fama di Barano. Ecco, uno sente dire <<'ndrezzata>>
e  subito  -  se è  buongustaio  -  evoca  alla  mente 
grondanti  catene  di  mozzarelle  o  - se  è estesa - 
lunghe  trecce  di  capelli  neri, lucidi  e  fluenti. 
Invece,  la  <<'ndrezzata>>  non  è  niente  di  tutto  
questo,  ed anzi  è qualcosa di profondamente diverso.  
È la riviviscenza, attraverso una danza  di spade, dei combattimenti che
              gli isolani sostennero nel Medio Evo per difendere la loro
              terra dagli assalti dei Saraceni. La <<'ndrezzata>> non si 
              vede, non  si  sente,  non si impara. Si  vive. Si  vibra, 
              riandando con l'immaginazione  ai tempi  in  cui sorgevano 
              dal mare orde di  pirati a  invadere  l'isola, ai tempi in 
              cui Vittoria Colonna si raccontava ardenti parole di amore 
              con Ferrante d'Avalos, e l'isola forse si chiamava  Enaria. 
              Erano  i  tempi,  quelli, nei  quali  l'attaccamento  alla 
              terra e la difesa  ad oltranza di questa, si manifestavano
              manovrando  agilmente il ferro. E, a giudicare  dall'amore  
col  quale  a Buonopane  si  tramandano  di generazione  in  generazione, 
l'agile perizia per eseguire questa danza revocatrice,
bisogna dire  che  nel  Medio  Evo  gli  ischitani  ci  
sapevano fare benissimo alla spada. Il  costume  dello
<<'ndrezzatore>> si  compone di una casacca rosso vivo
o  verde  chiaro, a  seconda che nella danza  si debba 
sostenere  il  ruolo  del maschio o della femmina,  di  
pantaloni  bianchi limitati al ginocchio e  di  lunghi
calzettoni  di  filo. I  danzatori sono generalmente venti, dieci maschi
                   e dieci femmine (ma anche queste  sono impersonate da 
                   uomini).  Ciascuno di essi  è armato di una  spada di 
                   legno  ed  un  mazzarello. Si  dispongono  ad  inizio, 
                   tutti insieme a raggiera, per ascoltare la esortazione
                   del  <<capo  'ndrezzata>>. Terminato - diciam  così - 
                   il  discorso,  gli  <<'ndrezzatori>>,  con  un  salto  
                   felpato,  si  dispongono l'un contro l'altro,a coppie, 
brandendo in alto le spade. Ha  inizio  la  danza: un  battito  di legni, 
accompagnato  e  stimolato  dal  ritmo  dei  tamburi e 
dalle  note  del  clarino.  Ogni <<tempo>> (sono nove) 
dura   due  tre  minuti,  che  certo  devono  sembrare 
interminabili  ai guerrieri che si agitano, evitano il
colpo,  saltellano, passano  al  contrattacco, in  una 
girandola  frenetica. E  ad  ogni attacco la farandola 
dei colpi  di  spada  diventa più  irruenta, i tamburi 
rullano come invasati, il clarino sembra scoppiare, sì che alla fine gli 
                   <<'ndrezzatori>> hanno gli occhi dilatatie un tremito
                   di  stanca  soddisfazione  per tutto il corpo. Uomini  
                   abbronzati, dal  polso fermo e  dalle  labbra  forti,  
                   fanciulle   brune,  con  gli   occhi  neri,  ardenti, 
                   appassionati,  e  donne  magre,  il  volto  asciutto, 
                   le   mani   raccolte  in    grembo,  assistono   alla 
                   <<'ndrezzata>>,  nei  giorni  di  festa,   vibratili, 
accigliati, compartecipi. È  la  loro danza, quella che evoca un momento 
della  storia  dell'isola,  forse  il  più  importante. Sono  tutti  gli 
antenati che  rivivono  nel  febbrile  scambio  di  colpi di spada. È un 
avvenimento sempre notevole: perciò  vi assistono in  raccolto silenzio,
trepidanti, ansiosi  ed,  alla  fine  esplodono  in  un applauso che ha 
tutto l'empito della forte vitalità isolana.
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