Si  è  molto  scritto  e  detto  sulle  origini  di questa  danza ormai  
conosciuta in Italia e all'estero e secondo  alcuni  studiosi si tratta 
della  rappresentazione  della  lotta  mitologica ed eterna tra Fauni e 
Ninfe (Bianca Maria  Galanti), oppure  della  lotta  tra  i  due  sessi
(Alessio Milone).  L'origine  divina  della  'Ndrezzata  si perde nella 
                   notte  dei  tempi: presso  la  fonte  Nitrodi, nelle 
                   calde sere d'estate, le Ninfe intrecciavano danze al  
                   suono di  spade  di  legno  battute  su  rudimentali  
                   manganelli dei Fauni. Apollo mandava note  melodiose
                   da  una  cetra  d'oro. Nacque così dalla  danza  tra 
                   Ninfe e Fauni la  "Intrecciata" che simboleggiava la 
                   lotta tra l'uomo e la donna quale rito propiziatorio 
per  la  fecondità  del  genere umano.  Apollo  si innamorò della ninfa  
Coronide che divenne sua sposa  e il dio, come regalo di nozze, permise 
che  chi  si  bagnava  o  beveva le acque delle Ninfe 
acquistava  bellezza e guarigione. Dall'unione nacque
Esculapio  che  si  impegnò  a  curare  i  mali degli 
isolani con  la  sola  medicina delle acque, e quando
tutte le malattie scomparvero, si dedicò a restituire
la giovinezza ai vecchi e a dare baldanza ai giovani.
Coronide, tornata a danzare  tra  le Ninfe e i Fauni,
s'innamorò  perdutamente  del  Fauno  Ischis  ed Apollo, accecato dalla 
gelosia, uccise  Coronide  e gettò  il  suo  corpo  in  pasto ai pesci. 
               Esculapio, rattristato ed amareggiato,  volle vendicarsi 
               contro tutti e preparò un  intruglio  di  erbe  esotiche
               che sciolse  nelle  acque  della fonte per rendere tutti 
               quelli  che  la bevevano, litigiosi e gelosi.  Quindi si 
               ritirò in  una  grotta  marina che oggi porta il nome di 
               grotta del "Mago di Esculapio", ai confini del comune di 
               Barano.  Anche  le  Ninfe  abbandonarono  i  luoghi  che 
               avevano visto la danza della  "Intrecciata", ma prima di 
               andarsene, vollero lasciare un ricordo agli abitanti del
               luogo. E  mentre i Buonopanesi dormivano, infusero nella 
loro mente il ritmo e la danza della "'Ndrezzata",  facendo in modo che
chi  non  apparteneva  a quella contrada, non potesse mai apprendere la    
meravigliosa danza. A causa  dei filtri malefici immersi 
nelle  acque  da  Esculapio, e di cui si servivano sia i 
Baranesi  che i Buonopanesi, nacque un odio profondo tra 
le  due  contrade  che  sfociò  un  giorno in una guerra 
aperta. Causa  della  lotta  fu una cintura persa da una 
giovane  donna  che  le  era  stata  regalata  dal   suo 
fidanzato di Barano. L'ornamento un giorno venne trovato
nelle mani  di un giovane di Buonopane e la lotta che ne
seguì,  non  si  limitò   soltanto  ai  due  uomini,  ma 
coinvolse  la  popolazione  dei  due  paesi.  Lo scontro 
avvenne  sul  ponte di Buonopane, ma alla fine prevalse il buon senso e
le  due  contrade  si  riappacificarono  il Lunedì in Albis; la cintura 
                  venne  bruciata  sul  sagrato  della  chiesa  di  San 
                  Giovanni  e  i  Buonopanesi  danzarono la 'Ndrezzata.   
                  Oggi si usa  rappresentare  la  danza  ogni lunedì di 
                  Pasqua  e  il  24  giugno, festa  del santo  patrono. 
                  Giacomo  Deuringer,  nella  sua  preziosa  monografia 
                  "La 'Ndrezzata", ci riferisce di celebri edizioni che 
                  allietarono  i  soggiorni  dei  re  Borboni, poi  gli 
emigranti  Buonopanesi  di  New  York  nel  1916  e  1917  con  ben  60 
'ndrezzatori che  si  esibirono  nella  149° Strada, e quelli di Buenos 
Aires nel 1924.  Recentemente  il gruppo dei danzatori è
stato  ospite  di  numerose  trasmissioni  televisive  a  
livello  nazionale.

Il rituale si svolge in tre tempi:la sfilata, la predica
e la  danza vera e propria. I danzatori, con in testa il 
"caporale" arrivano in fila per due al  ritmo  cadenzato
di  un  clarino  e  di  un  tamburello.  Sono  armati di 
"mazzarello", tenuto nella mano destra e di una spada di
legno  nella  mano  sinistra.  La metà dei danzatori (in 
tutto sono 18, escluso il caporale) indossa un  giubbetto rosso, fascia  
verde, camicia  bianca, lacci  verdi  alle  maniche, calzoncini bianchi 
               lunghi fino al ginocchio con banda verde,calze  bianche, 
               berretto  bianco  con  fiocco  rosso, e  rappresentano i 
               "maschi"; l'altra  metà,  invece,  indossa  il  corpetto  
               verde, fascia rossa e berretto rosso con fiocco bianco e
               rappresenta  le "femmine", anche se sono  maschi.  Tutti  
               battono  il  tempo  con  il  mazzarello e la spada. Dopo  
               essersi  disposti  a  cerchio  e formata una piattaforma  
               circolare con i mazzarelli, il caporale  vi sale sopra e 
               arringa   la   folla  recitando  dei  versi.  Una  volta 
               terminata la "predica", inizia la danza vera  e  propria 
che assume  via  via un  ritmo sempre più incalzante mentre i danzatori 
cantano fino  a rendere il tutto frenetico. Quando il  caporale  ordina
l'alt,  tutti levano  in  alto  mazzarelli  e spade  e  si  riforma  il 
corteo  degli 'ndrezzatori che, al suono del clarino e del  tamburello,
se  ne va.  La  partecipazione  alla  danza  è  un  privilegio  che  si  
tramanda   di   generazione  in  generazione,   spesso  riservato  alle  
stesse famiglie.  I danzatori sono abilissimi nel maneggiare  le  spade  
e i mazzarelli; i colpi sono violentissimi, il  ritmo  così veloce  che   
lo   spettatore  viene  immediatamente  ed  emotivamente  coinvolto. La
'Ndrezzata  si  diversifica  da  tutte  le  altre caratteristiche danze 
italiane e con esse non ha nulla in comune  perchè è una  mescolanza di 
ritmi montano-greco-arabi.  Vederla procura sempre emozione e non ci si
stanca  mai  di  ammirare  la  maestria  dei  danzatori  nelle  varie e  
complesse  fasi  dell'intreccio che, forse, solo Fauni e Ninfe potevano
realizzare.
  
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